Nel giorno più brutto ho trovato la pace

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Non è facile condividere e raccontare qualcosa di doloroso che ci ha fortemente segnato nella vita. Ma reputo che forse la mia storia possa incoraggiare coloro che si trovano in qualche situazione difficile, che magari non si sentono capiti e cercano in ogni sguardo consolazione e aiuto. Mi chiamo Benedetta ho quasi trent’ anni e sono sposata da più di due con un marito davvero meraviglioso. Qualche tempo fa, abbiamo scoperto che ben presto la nostra famiglia si sarebbe allargata, ed eravamo davvero estasiati al pensiero di questo piccolo arrivo. Purtroppo però neanche il tempo di abituarci all’idea, in un susseguirsi di eventi molto rapidi abbiamo appreso dai medici che oramai era in corso un aborto spontaneo e non si poteva fare nulla per fermarlo. Poche settimane di gestazione che lasciavano un vuoto, un profondo dolore e dispiacere per questa perdita. Trovavo ogni parola di consolazione stupida e inutile anche se ero alla disperata ricerca di un abbraccio consolatore che mi donasse conforto.

Avevo mille pensieri nella mente, tra cui alcuni opprimenti che puntavano alla mia possibile responsabilità sull’accaduto. Sensi di colpa che mi accusavano di non essere stata abbastanza attenta e scrupolosa e sebbene i dottori non avessero escluso future gravidanze, per me non era abbastanza in quanto volevo solo lui, quel bambino che è volato in cielo così prematuramente. Dopo essermi ripresa fisicamente, qualche giorno dopo, mi ritrovavo a dover riprendere la mia normale routine ma inesorabilmente mi rendevo conto di non essere in grado, mi mancavano letteralmente le forze e mi sentivo abbattuta e sconsolata. Avevo bisogno di tempo per elaborare ma dovevo assolutamente tornare a lavorare! D’altro canto mi sentivo oppressa dalle mille cose da fare che in un attimo si erano accumulate a causa della mia breve assenza; in aggiunta si sommava lo stress di una particolare situazione che non mi dava la possibilità di essere fragile in quel momento siccome alcune persone dipendevano da me.

Così non avendo altra via d’uscita, decisi di seguire quell’unico istinto sensato nella mia testa che mi diceva “fermati, prenditi un tempo!”. Ubbidendo a quella voce, mi sono chiusa in camera dove ho iniziato dapprima a piangere e successivamente a parlare con Dio che mi ha risposto immediatamente dandomi esattamente quello di cui avevo bisogno per rialzare la testa: la pace e la forza per andare avanti e riprendere la mia vita. Qualcosa di soprannaturale! fu come se il dolore fosse stato aspirato in cielo e mi sentivo in pochi attimi più leggera e libera.

Una storia la mia che non sembra a lieto fine ma dona un chiaro incoraggiamento: fermarsi e invocare Dio. Un padre buono che è sempre pronto ad accoglierci tra le sue braccia e che ha già dato tutto per noi compreso suo figlio Gesù che non solo ci libera dai nostri peccati ma ci garantisce il suo sostegno in ogni situazione difficile.

 

"Invocami nel giorno dell’avversità, io ti libererò e tu mi glorificherai"

Salmo 50:15